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Una passeggiata tra le frazioni di Riva Valdobbia

Invalsesia Frazioni Riva Valdobbia

Approfondimento

Dal centro di Riva Valdobbia, si lascia la chiesa parrocchiale proseguendo verso le frazioni alte. Giunti a Ca’ di Janzo, dove soggiornò la Regina Margherita nel 1898, si è accolti dalla cappellina dedicata a sant’Antonio e dal forno frazionale. Davanti inizia il sentiero 210 che, in mezz’ora, fa guadagnare Selveglio, con la cappella dedicata alla Madonna del Carmine, l’edicola di san Defendente, le case e la fontana in larice. Si continua per Oro, ormai ridotto a poche case perché distrutte da una serie di incendi, l’ultimo nel 1913, e l’oratorio è, infatti, dedicato a san Lorenzo. Si attraversa osservando il forno frazionale e la stodal-bai - in lingua Walser “granaio sulle gambe”, “torba” in valsesiano, cioè la casa rurale con fienile-granaio e stalla poggiato su pertiche di pietra o legno. Si guadagna Cà Vescovo in circa 20 minuti, composta di sole 5 case e, con altri 10 minuti di cammino, si arriva a Rabernardo che offre una splendida vista sul vallone sottostante, con il mulino idraulico ipogeo, i forni e la cappella di san Defendente; in quest’area si trovano anche massi coppellati. Per importanza, si segnala la casa del 1640 nella quale è stato allestito il Museo Walser dal Cavalier Carlo Locca alla fine degli anni ’80 del secolo scorso. La frazione successiva è Selletto costituito da una sola, splendida, costruzione rurale (stodal-bai).

Il percorso riprende per 20 minuti prima di raggiungere Cambiaveto, immersa negli orti delle case ristrutturate con tetto a 3 falde – caratteristica unica di questa valle. Si attraversa il rio Cambiaveto per arrivare alla frazione Piane che si sviluppa tra i prati divisa tra una località “sotto” e “sopra”. L’abitato “di sopra” è protetto da un paravalanghe datato 1560. La frazione è ancora abitata tutto l’anno. Si scende poi verso Peccia che custodisce, come una perla nella sua conchiglia, il laghetto alpino più famoso di questa valle. Qui si trova l’antico oratorio di san Grato, sorto già verso la fine del Quattrocento e poi rimaneggiato nel Seicento. La frazione è divisa in due parti: quella più bassa, Peccia san Nicolao (1.449 m) e quella più alta, san Grato (1.529 m). Proprio l’oratorio di san Grato racconta della straordinaria via di comunicazione intervalliva che attraversa questa parte della valle, oltre alle storie legate alla vita quotidiana. Nei pressi dell’oratorio di san Grato si trova anche il sentiero che, dal ponte napoleonico, risale verso l’alpe Maccagno. Completando l’anello frazionale, invece, si guadagna Montata anch’essa segnata, nel tempo, da violenti incendi di cui restano segni anche nella cappella della Madonna della Neve. Si attraversa il torrente Vogna per continuare verso San Bernardo dove, in antico, stava una cappella dedicata al santo poi atterrata da una valanga e ripristinata, in seguito, dentro una grotticella. Da qui in 10 minuti si arriva a Sant’Antonio, considerata capoluogo della valle. Qui si trova il Rifugio Valle Vogna, posto tappa GTA, e il piccolo quanto elegante oratorio di sant’Antonio abate. La frazione è molto vivace e rallegrata dalle due feste annuali: la festa del santo (17 gennaio) e quella della Gara del Tiro, in tarda primavera. Il piccolo villaggio di Cà Verno si configura con tetti senza soluzione di continuità; una meridiana del 1849, il mulino e l’antica osteria “Cantina del Maccagno” inducono a proseguire verso Cà Morca, dove si trovano alcune delle case più antiche della valle. I ruderi della frazione Sul Sasso avviano verso la conclusione del trekking a Cà Piacentino, un elegante villaggio di case in legno nel cui centro sta la fontana e dove si trovano il tradizionale forno e la cappella di sant’Anna, di cui è attestata l’esistenza sin dal 1380 ma che fu distrutta per far posto alla strada e ricostruita nell’attuale posizione.

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