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Approfondimento

Una delle frazioni più grandi di Varallo è Roccapietra, un borgo antichissimo. In epoca medievale era dominato a nord dal castello dei Barbavara e a sud – est , non lontano dal laghetto di Sant’Agostino, dal castello di Arian. Dei due luoghi fortificati, distrutti verso la fine del '300, restano pochi ruderi. Molto interessante l’antica chiesa di San Martino che sorge al limitare della frazione: recenti scavi archeologici hanno portato alla luce resti di un precedente luogo di culto risalente al V- VI secolo. A Roccapietra erano molto attive alcune cave di granito e di marmo verde (località Cilimo) mentre oggi si afferma come importante area industriale.

Il Laghetto di Sant'Agostino. Si raggiunge facilmente a piedi in circa 15 minuti e si trova in una piccola conca a ridosso della montagna. Misura 300 metri in lunghezza per 50 di larghezza e ha una profondità che varia tra i 3 e i 5 metri. Sono innumerevoli le leggende nate su questo specchio d'acqua ma ciò che lo rende molto famoso è l'insediamento di un enorme quantità di rospi per la riproduzione durante il periodo pasquale, in particolare tra la Domenica delle Palme ed il Venerdì Santo.

I castelli. Tra il monte Pianale ed il poggio Cerei si trovano alcuni ruderi (la cisterna dell'acqua, alcuni lacerti di muratura e di strada, il pozzo nel lago di Sant'agostino) di incerta datazione ma che, per tradizione, formavano un tempo il castello di Arian, sul quale si sono sviluppate tante leggende. Invece, a nord di Roccapietra, su un promontorio roccioso, si trovano i ruderi del castello di Santo Stefano, edificato nel corso dell'XI secolo dai Conti di Biandrate. Venne distrutto una prima volta dopo la cacciata dei signori feudali e ricostruito entro il 1402 per Francesco Barbavara, nuovo feudatario per conto di Gian Galeazzo Visconti. Pochi anni dopo (1415) il feudatario, con la sua famiglia, venne cacciato e il castello nuovamente distrutto; restano visibili solo le traccie di mura con feritoie, un portale ad arco, la cisterna dell'acqua e una piccola cappella absidata.

La cappella della Madonna di Loreto. Clicca qui per leggere il nostro approfondimento.

La chiesa di San Martino. Sorge al limitare della frazione: recenti scavi archeologici hanno portato alla luce resti di un precedente luogo di culto risalente al V- VI secolo tanto è vero che, una tradizione popolare non fondata, vuole che la pieve sia stata fondata da San Gaudenzio negli anni della evangelizzazione delle terre della Valsesia. I primi documenti che attestino l'esistenza della chiesa risalgono al XIV secolo: appartengono a questa fase edificatoria una parte del campanile romanico con guglia appuntita, adorno di archetti pensili. La struttura, rimaneggiata ed ampliata entro il 1581, si presenta con una forma aggraziata, a navata unica culminante in tre absidi (quello centrale ristrutturato nelle forme attuali da Giovanni D'Enrico nel 1608). In facciata si apre una finestrella tonda sopra un elegante portico sostenuto da colonnine di pietra, sotto il quale si scorgono due episodi della vita di San Martino. Tra le opere di pregio qui custodite si trovano alcune vetrate dipinte seicentesche e il meraviglioso altrare piramidale in legno scolpito, dorato e dipinto, sistemato sull'altare maggiore entro il 1648. L'altare venne realizzato da Gaudenzio Sceti e incorpora alcuni pannelli dipinti da Bernardino Lanino, seguace di Gaudenzio Ferrari.

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