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Approfondimento

Il suggestivo laghetto di Sant'Agostino (492 m) si raggiunge facilmente a piedi in circa 15 minuti da Roccapietra (frazione di Varallo) e in circa 2 ore da Quarona. Il sentiero, in entrambe le direzioni di percorrenza, è percorribile regolarmente.

Si tratta di un sito di grande interesse ambientale, tanto da essere diventato un S.I.C, ovvero Sito d’Importanza Comunitaria.

Il laghetto, circondato da pietraie, si trova in una piccola conca a ridosso della montagna. Misura 300 metri in lunghezza per 50 di larghezza, con una profondità che varia tra i 3 e i 5 metri. Non ha un emissario superficiale e, di norma, è diviso in due invasi. Nel periodo estivo intorno al laghetto abbonda la vegetazione, con piante che possono arrivare a superare i due metri d’altezza; nella parte superiore dell’invaso, invece, si trova un cariceto (una zona paludosa ricca di piante come i giunchi) che si allaga nelle giornate di pioggia abbondante; da qui si arriva a costeggiare alcuni residui del castello di Arian (sentiero 624a, sponda ovest).

Uno dei luoghi più suggestivi di questa area è l’antica torbiera dove si trova anche il "Sass dla baceia". E’ in questa zona che si attraversa un vecchio muraglione, traccia di una strada utilizzata durante l’estrazione dei blocchi di granito. Dalla parte opposta del lago, invece, si entra in una forra chiamata "Bunda Tuppa" (valle buia) e si nota un grosso masso chiamato "Sass dij Strij e d'Ava Corna" (“Sasso delle streghe e acqua che sgorga dal masso”). Già attraverso la toponomastica si intuisce come questo laghetto, e l’area che lo circonda, siano stati oggetto di favole e leggende che, nei secoli, si sono tramandati come saperi della comunità; come la storia del tesoro nascosto al centro del lago o dei rituali praticati dalle streghe o della presenza di coppelle (realmente presenti) dall’oscuro utilizzo.


Ecco come lo descriveva, verso il 1924, il sacerdote e alpinista don Luigi Ravelli in “Valsesia e Monte Rosa”, un’opera ancora molto amata: “…Giace, senza emissario visibile, in un desolato bacino, solitario come un deserto e muto come una catacomba. Le sue acque nutrono qualche tinca e molte sanguisughe: le pietraie che l’attorniano ospitano vipere ed aspidi in gran quantità” .

Il laghetto è anche noto come "Lago dei rospi" perché accade che, proprio qui, questi animali si radunino in gran quantità per l’accoppiamento, di solito nel periodo precedente la Pasqua e, si dice, in particolare tra la Domenica delle Palme e il Venerdì Santo.

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